O meglio: come sopravvivere grazie a (o nonostante) un fratello, la buona cucina e un pizzico di filosofia

L’ultimo esame

Non ricordo come si chiamava la prof del mio primo esame all’università, e forse è meglio così: non sarebbe stato comunque il caso di scriverlo su internet. Ricordo però i suoi lunghi capelli lisci, castani. Ricordo anche come mi guardava, tenendo il mento leggermente sollevato, le labbra piegate in un mezzo sorrisetto.

E ovviamente ricordo il suo soprannome, sussurrato appena tra chi aspettava il proprio turno: Cerbero.

Il primo esame è un’esperienza quasi da film horror: il tempo si ferma, chi ti sta intorno si muove al rallentatore e hai la sensazione che succederà qualcosa di terribile, anche se non sai cosa. Ti sembra quasi che il professore debba tirare fuori un’ascia da sotto la sedia, o che ti salterà al collo mentre sei piegato per prendere il libretto. Poi tutto finisce e non è successo niente, ma sai che quella sensazione ti perseguirà per tutta la vita.

Eppure non è niente in confronto all’ultimo esame.

L’ultimo esame non dovrebbe spaventare così tanto: ormai si sa come funziona, senza contare che i proff sono quasi sempre ben disposti verso chi affronta questa tappa. Ciononostante si sguazza nelle paure più assurde: “oddio, e se il treno si rompesse? Se non sentissi la sveglia? Se al prof venisse un coccolone? Se venissi rapito dagli alieni?”.

Assurdo, no?

No, perché la verità – secondo me – è che un po’ si spera che accada qualcosa, che qualcosa fermi tutto e ci costringa a rimandare. Vorremmo ancora qualche giorno per incontrarci con gli amici in uni, scambiarci gli ultimi pettegolezzi, fare un giro in centro invece che seguire la lezione. Perché dopo l’ultimo esame c’è solo quel fragilissimo telo chiamato “tesi” a separarci dal mondo, dal lavoro, dall’età adulta insomma. Sentiamo che l’era del cazzeggio è veramente giunta alla fine e che il tempo è volato.

Cinque anni sono passati in un baleno e, altrettanto velocemente, ne passeranno altri cinque, dieci, quindici. E magari un giorno saremo alle prese con un nuova laurea e ci metteremo in posa di fronte a un nuovo fotografo, questa volta occupando la posizione che un tempo fu dei nostri genitori.

Comments on: "L’ultimo esame" (3)

  1. federica said:

    puoi sperare nell’intervento di terence, che a differenza di alieni, treni, epidemie ecc è RETROATTIVO! quindi ad esempio il prof potrebbe perdere il verbale un attimo prima di depositarlo… ;)

  2. nadia said:

    con il tuo solito piglio leggermente irriverente hai reso alla perfezione lo stato d’animo di noi poveri studenti… ah, chi si dimenticherà mai di Cerbero? ;)

  3. @Federica: immenso è il potere del grande Terence XD

    @Nadia: Cerbero è indimenticabile (purtroppo).

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